Relatori sono stati il dott. Lorenzo Guzzardi, dirigente responsabile per i Beni Archeologici della Soprintendenza ai beni Culturali ed Ambientali di Siracusa, ed il dott. Filippo La Fauci, archeologo subacqueo.
Dall’intervento del dott. Lorenzo Guzzardi, Dirigente responsabile per i Beni Archeologici della Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Siracusa:
Il dott. Guzzardi, in apertura, mette in evidenza la precisa consapevolezza di chi vuole realizzare a Siracusa il Museo del Mare di approfondire anche l’aspetto museologico.
Giudica la lettura delle relazioni dei direttori dei musei del mare notevoli perché fanno capire quanto queste esperienze siano state importanti in Europa e nel Mediterraneo.
Il confronto con queste realtà è stato considerevole per avere un’idea della struttura del tessuto organizzativo ancor prima che il museo decolli e per trarre buoni spunti per costruire una esperienza tutta nostra pur facendo proprio il suggerimento di pensare alla grande ragionando in prospettiva.
Un museo dovrebbe nascere in un manufatto appositamente progettato. Oggi, invece, i musei vengono realizzati in strutture già esistenti che è necessario adattare con enormi problemi sotto il profilo del restauro, della conservazione, dell’esposizione e della sicurezza. Per il museo del mare di Siracusa sono stati individuati alcuni luoghi ma quello della Marina, in Ortigia, sembra il più adatto soprattutto dal punto di vista urbanistico.
Oggi l’opportunità di disporre di musei virtuali (relazione prof. Tortorici) dà la possibilità di osservare i reperti, come quelli descritti dal dott. La Fauci, nel sito archeologico subacqueo. A Siracusa esiste una serie di risorse importanti come la riserva marina del Plemmirio ed alcuni tratti di costa ricchi di relitti, che rendono facilmente realizzabile un museo virtuale ma ad una condizione: che i relitti possano essere ben custoditi. Il museo virtuale in fondo c’è già nei filmati visti al convegno come quello di Bongiovanni e di Adorno.
E’ importante anche il compito dell’ufficio che il dott. Guzzardi rappresenta perché basterebbe mettere a disposizione del pubblico l’enorme patrimonio archeologico subacqueo raccolto nei depositi della Soprintendenza per stimolare ricerche e soddisfare l’interesse del pubblico.
Un museo del mare a Siracusa deve anche raccogliere le ricerche storiche che riguardano i rapporti della città con il mare come quella della zona di Montedoro, della fortezza spagnola nascosta da una serie di costruzioni abusive e della storia dell’edificazione dell’istmo.
Si deve quindi pensare ad un museo del mare su un programma complessivo importante.
In conclusione il dott. Guzzardi apprezza l’opera di Syrakosia, sostenuta fra gli altri dall’esperienza di uomini come Maiorca, Aliffi, Bongiovanni, che con la loro iniziativa, fanno da base al prossimo museo del mare.
Siracusa non ha bisogno di ricorrere ad altre esperienze, anche se eccellenti. A questo punto bisogna rimboccarsi le maniche e iniziare a lavorare.
In conclusione giudica l’iniziativa di Syrakosia encomiabile perché nasce dall’apporto di privati. “Non c’è niente di meglio delle attività che nascono dai privati perché spesso la mano pubblica è lenta.”
A Siracusa vi sono diverse istituzioni importanti che possono collaborare alla realizzazione del museo come l’Università con corsi di laurea specifici che possono dare un contributo in giovani specialisti.
Si auspica un museo retto da una Fondazione in cui la parte propositiva resti al consorzio di associazioni culturali e con l’apporto per le specifiche competenze di Università, Soprintendenza, Provincia, Comune ed aziende private.
“Ci auguriamo che al più presto ci possa essere un primo contenitore espositivo”.
Contributo del dott. Filippo La Fauci, archeologo subacqueo:
“La struttura del futuro Museo del Mare dovrebbe prevedere tre sezioni (archeologica, etnografica ed etnoarcheologica) e un centro di documentazione, studio e ricerca. Mi soffermerò su quest’ultimo e sulla prima e terza sezione del museo.
Di fondamentale importanza sarebbe il Centro di documentazione e ricerca, dotato di una ben fornita biblioteca e punto di partenza per l’avvio di nuove indagini o la ripresa di vecchie ricerche, che nel nostro territorio si sono spesso giovate del prezioso archivio e della ricca biblioteca di Gerhard Capitan, uno dei padri dell’archeologia subacquea, residente da tempo a Siracusa. L’archivio, soprattutto, è una vera miniera di dati (anche etnografici) e informazioni ancora oggi utilissime, nonché una testimonianza insostituibile per la storia dell’archeologia subacquea.
Nella sezione archeologica dovrebbe confluire un’ampia scelta dei numerosissimi reperti rinvenuti nei tanti siti sottomarini della provincia aretusea sin dal 1954, anno delle ricerche del console inglese Baker nei porti di Siracusa. Tale materiale, che comprende soprattutto, ma non solo, anfore da trasporto ed ancore, è stato in buona parte recentemente inventariato e studiato dal sottoscritto, con risultati che integrano e perfezionano le conclusioni cui si era giunti in passato.
In questa sezione potrebbe anche confluire, a restauro e ricostruzione ultimati, il relitto della nave bizantina di Pantano Longarini, ad oggi l’unico completamente scavato nella nostra provincia.
Lo studio condotto su questo relitto nel 2001 ci ha permesso di raggiungere una migliore comprensione della sua struttura, grazie anche ai rilievi originali giunti dagli USA e alla documentazione fotografica dello scavo del 1965, fornitaci da Gerhard Capitan.
Un’ampia raccolta di documentazione cartografica e fotografica costituirebbe un indispensabile complemento, fornendo preziose informazioni sulla storia degli studi, sui siti investigati e su relitti e reperti (penso soprattutto ai carichi di marmo) ancora sommersi.
L’etnoarcheologia è una disciplina ancora poco sviluppata in Italia. Tuttavia è in grado di fornire preziose informazioni sulle modalità di formazione dei depositi archeologici, attraverso l’indagine di contesti contemporanei. Portando all’estremo questo tipo di indagini si potrebbe anche arrivare a parlare di autoarcheologia, ovvero di ricerca sulla formazione dei depositi antropici della società di appartenenza. I siti più interessanti potrebbero comprendere cantieri navali tradizionali, porticcioli e ancoraggi, mercati ittici, località balneari, fondali ad alta frequenza antropica. Questa attività, insieme a quella etnografica e in stretto rapporto con la sezione archeologica, farebbe del museo un’entità viva e pulsante, in grado di conservare il passato e comprendere il presente, creando fra i due un legame capace di operare in entrambi i sensi.” |