CARPENTERIA NAVALE ANTICA
Caratteristica particolare del Museo del Mare di Siracusa sarà la carpenteria navale antica legata al cantiere di Siracusa.
Sui metodi di lavorazione del legno sono disponibili pochissimi elementi iconografici, risalenti anche all’antico Egitto, e diffusi trattati lasciatici da Theofrasto, Plinio il Vecchio, Vitruvio ed altri.
Nulla, invece, si sa sui metodi di progettazione e costruzione delle imbarcazioni.
Siccome i procedimenti di lavorazione del legno ed i metodi di costruzione delle imbarcazioni si sono evoluti molto lentamente ed esiste una continuità culturale e tecnologica nelle pratiche marinare fra antico e moderno, si possono ottenere interessanti ed utili informazioni dallo studio dei cantieri navali tradizionali perché le lavorazioni ed i sistemi di costruzione sono rimasti inalterati per molti secoli (praticamente dal periodo romano fino alla prima metà del Novecento). Uno di questi è il cantiere di Siracusa, rinomato per la qualità delle imbarcazioni prodotte, per l’ eleganza delle forme ed il rispetto delle sagome tradizionali. In questo cantiere i metodi di lavorazione manuale si sono conservati fino alla fine della seconda guerra mondiale.
Sia nella progettazione che nella costruzione di una imbarcazione la figura fondamentale è quella del costruttore navale. Tutto si basa sulla sua esperienza ben consolidata.
Le costruzioni navali sono state patrimonio e segreto di artigiani che hanno lòavorato secondo metodologie essenzialmente pratiche di cui si conosce ben poco. Le regole, nate la un lunghissimo processo evolutivo, sono scaturite dall’esperienza selezionandosi e perfezionandosi in quell’immenso laboratorio che sono state per millenni le prove dal vero.
Nel cantiere navale di Siracusa i metodi di progettazione delle imbarcazioni possono essere sintetizzati in tre:
“co tracciu” cioè attraverso il disegno, lo sviluppo di un progetto grafico in scala partendo dal semi modello di costruzione;
“co menzu tracciu” cioè attraverso un parziale uso del disegno, tracciando il profilo delle ordinate in scala reale su un apposito piano di lavoro;
“co iabbu” cioè attraverso l’uso di una sola sagoma per ricavare il profilo delle ordinate della parte centrale dell’imbarcazione.
Il primo metodo era usato nel caso di imbarcazioni grandi (superiori a 18 metri ) o di tipologia nuova e il secondo nel caso di piccoli velieri o motopesca di frequente costruzione. Del terzo, sicuramente il più interessante pervenutoci dall’antichità e basato su solide basi scientifiche, sono stati ricavati sia il metodo con cui veniva costruita la sagoma (“u iabbu”) e il procedimento d’uso. Questo metodo prevedeva nel carpentiere navale, mastro d’ascia o calafato, elevate competenze tecniche e molta esperienza. Veniva trasmesso da padre in figlio. Era infatti necessario acquisire l’adattamento mentale ad una “forma” ad una “cultura” della barca.
Un mestiere così complesso, nel corso dei secoli, ha selezionato famiglie che di generazione in generazione si sono dedicate a questa attività.
A Siracusa le famiglie storiche che si sono tramandate competenze e mentalità adatte a questa professione sono state tre: Aliffi, Galiffi e Nizza. Di queste è stata ricostruita l’evoluzione e gli alberi genealogici dalla metà dell’ottocento fino agli anni ottanta del novecento. Una abbondante collezione di fotografie farà conoscere questi personaggi.
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